Macerata racconta giovani

 

4aa4343a-fc9c-4965-8f59-4053b7eddbcd       La nostra amica Camilla Ruffini si è classificata prima per la scuola secondaria di primo grado nel concorso “Macerata racconta Giovani” con il suo tema che riportiamo qui:

“Senza nome è tutto più facile,si può far finta di non essere più un bambino e di essere qualcos’altro. Io scelgo di essere …”

Io scelgo di essere la ragazza che di mestiere controlla che tutto sia perfettamente uguale,(non so se mi spiego …)!                                                                                         Vivo a Northbridge, una città che si trova in una parte del mondo ancora sconosciuta a qualsiasi essere vivente; forse non lo sapete ma la terra non è rotonda come tutti dicono! Infatti noi viviamo nell’angolo vicino al Polo Nord,visto che siamo sulla punta,da noi il sole arriva molto intensamente senza sciogliere i ghiacciai! Comunque in questa città siamo tutti uguali (abbiamo tutti lo stesso nome: le femmine,Rosa confetto, i maschi ,Blu confetto), cioè ci dobbiamo vestire uguali e dobbiamo assolutamente pensare le stesse cose! Infatti, abbiamo una “scala”, se tu ti trovi in cima alla scala puoi decidere il pensiero e tutte le scelte altrui, ma solo chi è ricco riesce a “salire”.  Ora infatti a capo c’è Mrs.Lower (un milionario), quindi noi che non ce lo possiamo permettere siamo costantemente comandati! Il mio lavoro consiste nel controllare che nessuno vada contro le regole!      Ieri mentre ero in “pausa pranzo” mi sono seduta sotto l’ombra dell’albero più nascosto del parco, ed ho pensato liberamente …! Per la prima volta non ero comandata! Ho pensato che volevo essere un’ aquila , perché lei può volare in cielo libera, spensierata.  Io no.  Poi cominciai a capire che io non sono uguale agli altri, noi non siamo uguali … possiamo essere vestiti con la stessa uniforma, possiamo dover pensare le stesse cose ma mai e poi mai io rinuncerò alla mia diversità e ai difetti che mi rendono univa ( che avevo dovuto mascherare tutto questo tempo).       Così quella sera tornai a casa e … volete sapere cosa mi successe? Mi avevano scoperto (stavo pensando a cose non concesse durante la mia pausa). Avevano paura che io mi ribellassi, così , cercarono di ipnotizzarmi,con un orologio da taschino; ma senza successo!   La regola diceva che potevi avere non più di due amici, ma io avrei voluto averne tanti! Un giorno incontrai per strada un aquila che aveva una zampetta ferita, mi faceva pena, (la presi sulle dita e la accarezzai). Poi vidi che aveva un laccetto legato sulla zampa sanguinante, (così capii che era addomesticata e che anche un simbolo di libertà può essere “schiacciato”!  Era troppo!  Decisi di andare a trovarmi un compagno di viaggio, lo incontrai in un unicorno. Gli chiesi se voleva venire con me per aiutarmi nella mia impresa! Lui accettò, mi fece salire sulla sua schiena e mi portò a vedere il mondo, passando per l’arcobaleno (uno strano ponte fatto di zucchero filato colorato con la tempera. Molto buono!) Era stata la cosa più bella di tutta la mia vita. Visitai molte città, e mi resi conto che siamo tutti diversi, certe volte sembriamo simili perché ci piace seguire le mode, ed avere le scarpe che “indossano tutti”, ma in realtà siamo più diversi di quanto crediamo, ed è questo il bello!!    Non sapevo come far capire anche agli altri ciò che pensavo io! Andai in città senza la mia “divisa”,solo con i MIEI pensieri; non mi serviva nessuna arma per combattere! Appena tutti gli abitanti di Northbridge mi videro, mi gridarono contro( logicamente vedevano una matta su un unicorno!) piano ,piano cominciavano ad andarsi a mettere i loro vecchi vestiti (quelli di quando non c’era la legge dell’uguaglianza) e a riprendersi i loro nomi, i loro pensieri!  Finalmente potevo essere me stessa e anche gli altri potevano. Mi sentivo non un ‘aquila, mi sentivo me, Camilla (il mio vero nome)! Una ragazza che non ha paura di ammettere i propri difetti , perché per quanti siano sono questi che la caratterizzano!                                                           Senza nome è tutto più facile, si può far finta di non essere più un bambino e di essere qualcos’altro, ma poi la verità è che per quanto ci piaccia essere qualcun altro ci amiamo per quello che siamo.             5966c416-3ba7-4eca-9ca0-5975ebafbd9e81660c58-76c0-49f8-b75d-6705fddf4b10